Alberobello: i Trulli

La tipologia edilizia del trullo appartiene alle cosiddette architetture spontanee e rientra nella più ampia categoria delle costruzioni in pietra a secco, cioè edificate senza l’aiuto di leganti.

Questo particolare modello è presente esclusivamente in Puglia e le sue origini sono da ricondurre oltre che ad aspetti prettamente tecnici, anche a cause sociali, economiche e geopolitiche.

Infatti, le condizioni necessarie al sorgere di questi edifici sono rappresentate principalmente da due fattori: l’espressione architettonica derivante dall’attività contadina pugliese e la struttura geologica del territorio.

Nella regione sono presenti diverse varianti di questa costruzione a secco; ognuna deriva dal parallelismo tra aspetto geologico e architettonico di ogni zona. In generale, la presenza di particolari terreni rocciosi è fondamentale per la nascita dei trulli, in quanto fonte di materiale da costruzione.

Volendo circoscrivere l’analisi alla tipologia di trullo presente nella zona di Alberobello, bisogna dire che, dal punto di vista geologico, il sottosuolo è formato da calcari stratificati spesso affioranti e che il materiale lapideo necessario deriva principalmente dal cosiddetto spietramento (bonifica) dei campi, in modo da renderli coltivabili. Questa pratica è antica quasi mezzo millennio e ha generato la formazione di piccoli ambienti a trullo, isolati nelle campagne, utilizzati come primordiale ricovero di bestie e braccianti.

Si pensa che l’origine del trullo, anche se collegata direttamente all’attività contadina pugliese, abbia dei retaggi ancor più antichi: le ipotesi al riguardo sono svariate e fondamentalmente si dividono in due teorie. La prima, quella diffusionista, ipotizza un’origine geografica univoca della tipologia a cupola, che dalle zone del Medioriente si diffonde in altre aree geografiche adatte ad ospitare questa tecnica. La seconda, quella policentrica, contrapponendosi alla prima, ipotizza un’origine autoctona e autonoma del trullo pugliese, sorto per evoluzione a partire da capanne preistoriche. Recenti studi hanno avvalorato la seconda teoria, pur ammettendo la possibilità di influenze da altre aree geografiche.

Le fasi evolutive dell'architettura a trullo, dal XVI al XX secolo.
Figura 1 – Le fasi evolutive dell'architettura a trullo, dal XVI al XX secolo.

Per quanto concerne l’aspetto strutturale, il trullo presenta un impianto di forma quadrangolare o, se più antico, di forma circolare. I muri, posizionati direttamente sul terreno, hanno un’altezza variabile fra i 1,60 e 2,00 metri, con spessore fra i 0,80 e 1,50 metri (maggiore nei trulli più antichi), con inclinazione della parete esterna rispetto all’altezza del 3-5%. La copertura è risolta nel sistema a tholos, costituito da anelli di conci posizionati a secco su piani orizzontali progressivamente aggettanti e chiusi in chiave da un grosso masso. Questa pseudo cupola è detta candela ed è facilmente eseguibile, poiché non prevede l’utilizzo di malta o di casseforme. Il principio statico utilizzato è quello della falsa cupola, in quanto non si sviluppano forze diagonali, derivanti dalla spinta dei conci posizionati ad arco, ma la staticità è dovuta alle forze verticali della gravità. L’esterno della candela è ricoperto da un manto di chiancarelle, sottili lastre di pietra calcarea spesse fra i 3 e 7 centimetri, piuttosto lunghe, che poggiano sui conci della candela e sono incastrate su un strato di pietrisco e materiale di risulta. Esse sono leggermente inclinate verso l’esterno per facilitare il deflusso delle acque piovane. A conclusione del rivestimento esterno di chiancarelle, viene posizionato, in cima alla pseudo cupola, un elemento litico detto pinnacolo con valenza decorativa e simbolica.

Trullo abbandonato ubicato nella campagna di Alberobello. È possibile distinguere i vari elementi della copertura: candela, riempimento e chiancarelle esterne.
Figura 2 – Trullo abbandonato ubicato nella campagna di Alberobello. È possibile distinguere i vari elementi della copertura: candela, riempimento e chiancarelle esterne.

Nati con funzione di ricovero temporaneo, i trulli dell’area di Alberobello e del territorio circostante hanno subìto nel corso dei secoli svariati mutamenti o conversioni funzionali. Nel tipo originario era previsto un unico ambiente, molto piccolo e angusto, con una nicchia (alcova) in cui vi era il focolare. Con le più recenti trasformazioni sociali ed economiche, anche la funzione del trullo muta, diventando un’abitazione più confortevole e perdendo il carattere di temporaneità. Oggi è frequente osservare uno stesso nucleo abitativo a trulli, formato da più coni di diversa funzione accostati ad altrettante alcove.

Sezione verticale di un trullo.
Figura 3 – Sezione verticale di un trullo.

Tra la fine del Settecento e in tutto l’Ottocento si aggiungono, accostate ai trulli, altre innovazioni tecnologiche, quali pozzi di raccolta acque piovane o cantine, sempre al di sotto deli trulli, utilizzate per la conservazione degli alimenti.

La particolarità dell’abitato di Alberobello deriva dal fatto di essere l’unica località in cui è presente un agglomerato di trulli. Essi assumono per la prima volta una funzione urbana. Da piccoli ricoveri sparsi nei campi, a partire dal sec. XVI, i trulli, ognuno con il proprio orto, formeranno progressivamente un vero e proprio villaggio con gerarchie spaziali, sociali ed economiche.

L’origine di questa singolare città risale alla colonizzazione dell'area, all’epoca una selva, da parte di nuclei di famiglie contadine, condotte in questa radura dal Barone, proprietario della zona. Egli impose la costruzione di rifugi dall'aspetto precario, edificati con tecnica a secco e importati dalle aree agricole circostanti. In tal modo raggirò le prammatiche imposte dal re Ferdinando I d'Aragona che impedivano ai feudatari l’edificazione di nuovi centri abitati.

Si ringrazia per il testo e le foto Roberto Potenza