L'Abbazia di S. Maria di Barsento è un luogo carico di mistero, ricchissimo dal punto di vista architettonico, archeologico ed ambientale.
Si può arrivare da Alberobello lungo il bel sentiero ciclabile IT1A Alberobello-Noci, immersi nella più fulgida natura e risalendo il colle fino all'abbazia, da dove si domina tutta la zona. I numerosi racconti popolari, popolano questi boschi di animali fantastici e di tesori nascosti. Si narra che in passato, a seguito di forti piogge, alla base del pendio della collina emergessero antichi oggetti dal terreno.

In cima, la piccola chiesa porta subito ad atmosfere d'altri tempi. Il corpo di fabbrica adiacente, trasformato successivamente in masseria, era in origine un convento.
Le origini dell'Abbazia si fanno tradizionalmente risalire al 591, quando papa Gregorio Magno avrebbe fatto stabilire qui una confraternita di monaci dell'ordine di S. Equizio. Tale tesi, per quanto inverosimile, non diminuisce il fascino e la vetustà del luogo, che comunque dovrebbe avere avuto origine certa intorno al IX secolo.
Rilievi archeologici hanno comunque rivelato come la zona fosse abitata già in epoca pre-romana, con reperti messapici rinvenuti nei pressi della vicina masseria De Bellis.
Lo stesso toponimo dovrebbe essere di lingua messapica,derivato dalle parole: Barza (alto) entum (che è).
Alle spalle dell'Abbazia si gode infatti di una vista panoramica stupefacente. Documenti dell'XI ed XII secolo testimoniano come questo fosse un importante crocevia di un'antica viabilità interna. Si parla infatti di una via barsentana, che qui collegava Bari e Norba (Conversano) a Mottola, ed una via tarantina, che da Monopoli giungeva fino a Taranto.
Sulla parete destra della facciata anteriore della chiesa, una lastra in pietra riporta un'iscrizione piuttosto rovinata, ma che potrebbe dire molto sulla storia di Barsento. Secondo un tentativo di decifrazione effettuato negli anni Sessanta, l'iscrizione citerebbe quanto segue:
AB AN(N)O I(N)CARNAT(I)ON(I)S
N(OST)RI IESU CHRISTI MCC[...]
SITANA [?] CO(MMUNI)I
"Nell'anno dell'incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo MCC... La Comunità Barsitana", tale iscrizione pone un evento fondativo o di opera strutturale successiva al 1200, la data è parzialmente abrasa, non permettendo una chiara datazione.
Entrando nella chiesa, si passa da un vestibolo, di più recente costruzione, quello che vediamo oggi, in verità, è frutto di numerosi rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli, soprattutto nel XVIII secolo, quando, a causa di ripetutti rischi di crollo, la chiesa fu restaurata a più riprese,come ad esempio la sostituzione del tetto a campate lignee, sostituito con le attuali volte in pietra.
La chiesa ha tre navate, al centro domina il dipinto della Madonna con Bambino e Santi (San Pietro e papa Gregorio Magno) centrata su un altare ligneo del XVII secolo.
All'interno dell'abside destro,, durante gli ultimi lavori di restauro, è stato rinvenuto parte di un affresco, databile fra il XII ed il XIII secolo. Alla base dell'altare, il saggio di scavo volto ad indagare le varie fasi costruttive della chiesa.
In concomitanza dei restauri, sono state rinvenute, nel lato opposto della stessa navata, due tombe, di una donna e di un bambino, ed un accesso murato, proprio in corrispondenza dell'iscrizione vista prima.
Entrando dai due piccoli accessi sui lati dell'altare ligneo, si può ammirare la parte forse più bella della chiesa. Sopravvissuto nei secoli, un incredibile affresco in stile bizantino sorprende per l'intensità dei colori e del soggetto: Un cristogramma, affiancato dal sole e dalla luna umanizzati, e circondato da stelle e bellissimi arabeschi.
Una rappresentazione insolita per il mondo cristiano, con i temi pagani del sole e della luna uniti al simbolo di Cristo. Un affiancamento che evidenzierebbe il passaggio dal paganesimo al cristianesimo di quest'area.
Ma intorno all'area di Barsento ci sono altre tracce di passato... Lo si può notare bene dalle foto satellitari, un anello stradale di epoca medievale è giunto fino ai nostri giorni, che prosegue poi per altri 350 metri in direzione ovest, prima di restringersi ad un tratturo di fattezze più recenti ed immettersi nella Strada Vicinale Barsento, l'antica via per Mottola.
Ci avventuriamo lungo l'antico tratturo, scoprendo un bellissimo angolo di Murgia. Secondo la tradizione (non storicamente provata), lungo questa strada, una notte dell'anno 1044 arrivarono i militi del duca di Mottola Rainero De Fumis, con l'intento di distruggere il casale di Barsento, assieme a quello di Casaboli (a ovest di Noci)...
Nel 1044 infatti, a seguito della morte del vescovo di Mottola, il duca pretendeva che succedesse al seggio vescovile suo fratello, l'arcidiacono Liberto De Fumis.
Barsento e Casaboli si opposero, temendo l'accentrarsi del potere attorno alla famiglia del duca. Arrivarono a chiedere ed ottenere dal papa la separazione delle loro chiese da Mottola verso la diocesi di Conversano.
Il duca giurando vendetta, fece bruciare e radere al suolo i due borghi. Sopravvisse solo la chiesa ed il monastero di Barsento, successivamente riabitato. Casaboli invece, non si riprese mai più, nelle mappe postume risulta sempre come un luogo in rovina e disabitato.
All'interno dell'anello stradale, quattro ortostati ed una lastra tombale hanno fatto ipotizzare che il luogo fosse abitato già nell'Età del Bronzo o altresì legato al culto dei morti...
Lungo la strada, durante il periodo primaverile non è difficile imbattersi in esemplari di magnifiche orchidee selvatiche... come questi splendidi esemplari di Orchis italica, anche conosciuta come "uomo nudo"...
... ricavato in un muro a secco largo quasi 2 metri, un piccolo riparo, pare che durante l'autarchia fascista, fosse utilizzato come nascondiglio per il contrabbando di generi soggetti a razionamento...
Poco fuori dall'anello stradale, troviamo la grotta detta "del sapone", dove negli anni Quaranta pare se ne producesse al suo interno. Questa e la vicina Grotta della Madonna, vengono ricollegate ad una delle leggende più popolari legate a questo luogo. Si narra infatti che qui un enorme serpente difendesse un inestimabile tesoro...
...uscendo dalla grotta, si può capire come mai questi luoghi abbiano ispirato così tante leggende nella popolazione. Un lecceto ultrasecolare avvolge l'intera area in una oscurità quasi fiabesca...
Uscendo dalla macchia il paesaggio si apre sulla lama sottostante, le opere di terrazzamento e di antropizzazione non hanno scalfito la naturalezza di questi luoghi.